Il cromo duro è contraddistinto da una struttura cristallina a cubo centrato che dà luogo a microfessurazioni superficiali. Questa particolare struttura conferisce al deposito molteplici proprietà che lo rendono unico tra i vari trattamenti superficiali esistenti e imprescindibile per svariati impieghi industriali. Allo stato tecnologico attuale, infatti, non esiste un deposito o trattamento alternativo al cromo che sia in grado di conservarne tutte le caratteristiche.
La qualità principale del deposito di cromo elettrolitico è l’elevata resistenza all’usura, sia questa a secco che sotto lubrificazione oppure a seguito di compressione o all’azione di abrasivi.
Questa caratteristica non è direttamente proporzionale, come erroneamente si può credere, alla durezza del deposito. Infatti, i massimi livelli di resistenza si raggiungono generalmente tra i 750 e gli 800 HV, nonostante sia possibile raggiungere anche durezze superiori ai 1000 HV.
Durezze superiori ai 1000 HV sono sconsigliabili nella pratica in quanto possono dar luogo ad una eccessiva fragilità strutturale a causa delle tensioni interne insite nel deposito.
Oltre ad un’elevata durezza e ad un’ottima resistenza all’usura, il deposito garantisce inoltre una notevole resistenza alla rigatura e, in particolar modo, alla corrosione (immagine 1).
Questa particolarità, dovuta alla formazione di uno strato passivato sulla superficie depositata che è simile a quello che si sviluppa per gli acciai inossidabili, è proporzionale allo spessore del deposito, alla sua aderenza al substrato e alla sua porosità.
L’immagine 2, ripresa al microscopio elettronico a scansione (SEM), documenta una sezione lucida trasversale di un rivestimento di cromo duro di 0,013 mm di spessore, con superficie rettificata, depositato su acciaio (grigio chiaro).